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Giambattista Vico: Opere
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IV-2: La Scienza Nuova (II) (giusta l'edizione del 1744)
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Brani Delle Redazioni
LIBRO QUARTO
SEZIONE UNDECIMA

SEZIONE UNDECIMA

[CMA3]

Capitolo Secondo

Dimostrazione di fatto istorico contro lo scetticismo

[1363] Or qui sieci lecito di far una digressione, non inutile però alla somma dell’opera, in una dimostrazione di fatto istorico, che pruovi ad evidenza che le sètte de’ filosofi vanno a seconda della corrozione della setta de’ tempi umani, ne’ quali abbiam dimostro nascer esse filosofie, e che le rovinose all’umana societá vengono da impuritá di cuore, ch’appesta le menti d’una sapienza perniziosa al gener umano. Tal dimostrazione di fatto è la storia d’intorno allo scetticismo.

[1364] Imperciocché Socrate, il qual fu detto padre di tutte le scuole de’ filosofi, ne’ tempi ancor costumati della Grecia, professò sapere questa sola cosa: ch’esso non sapeva nulla. Su di che Platone stabilí quel criterio di veritá: ch’è un grande argomento del vero sembrar una cosa la stessa a tutti; della quale non vi ha regola piú sicura nella vita umana, con cui tutte le nazioni accertano l’elezioni, le giudicature, i consigli. Tanto che Socrate e, dopo di lui, Platone aprirono l’Accademia antica sopra questo dogma: doversi vedere nelle cose se si accosti al vero piú questo che quello. S’andarono piú corrompendo i costumi greci, e Carneade in Roma un giorno ragionò esservi giusto in natura, e ’l giorno appresso ragionò che ’l giusto era nell’oppenione degli uomini; ed aprí la scuola dell’Accademia mezzana, che si cominciò a dire scettica, la qual lasciava almeno rattenuti gli uomini sulla dubbiezza d’esser o questo o quello. Appresso, incominciandosi a sfacciare la Grecia, venne Arciselao e portò piú innanzi lo scetticismo, con insegnar e questo e quello, e sí lasciò libertá d’indifferenza agli uomini d’operare qualunque delle due con non poco d’audacia. Ma, quando la Grecia finalmente, perduto ogni rossore, faceva professione d’una sapienza di laidissimi gusti e di furiose dilicatezze, l’Accademia di Socrate degenerò nell’Accademia ultima, detto «pirronismo», da Pirrone, ch’insegnò né questo né quello; onde gli uomini con tutta la sfacciatezza confusero il lecito e l’illecito, l’onesto e ’l disonesto, il giusto e l’ingiusto.

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